
Perchè praticare yoga in gravidanza?
La gravidanza è un periodo particolare, tutte le donne lo sanno: nove mesi per trasformarsi da donna a madre. Una trasformazione non da poco che crea una molteplicità di sentimenti, che variano a seconda del periodo della gravidanza e della propria esperienza di vita. Lo yoga può essere un potente strumento per gestire più pienamente questa transizione.
In passato, prima che arrivasse prepotente la medicalizzazione della gravidanza, la donna aveva il supporto della conoscenza tradizionale. Madri, suocere, sorelle, cugine, amiche facevano tutte a gara per fornire suggerimenti e raccontare la propria esperienza. La futura madre si affidava a questa conoscenza e viveva serenamente il periodo, consapevole di vivere in prima persona un’esperienza antica, di cui si sapeva tutto o quasi.
Oggi però tutta questa conoscenza è andata in grande parte perduta e la donna viene presa in carico dal proprio medico, come se la gravidanza fosse una malattia. E come in caso di malattia, la donna viene monitorata e controllata attraverso una molteplicità di esami, misurazioni, ecografie per garantire la massima tranquillità. Ma il sentire profondo, intimo, viene sopraffatto, cancellato dalla medicalizzazione.
E qui emerge chiara la funzione dello yoga in gravidanza: aiutare la donna a percepire il proprio corpo, creare una relazione con il feto che, da minuscolo esserino, via via si fa più grande, occupa più spazio fino alla naturale maturazione, fino all’inevitabile separazione.
Inizialmente la modificazione è quasi impercettibile, salvo che insorgano nausea o altri disturbi legati all’inizio della gravidanza. Poi, i cambiamenti del corpo si fanno più evidenti, fino a che la madre inizia a percepire i movimenti del bambino. Se la donna ha fiducia nelle sue percezioni, questa relazione viscerale la rassicura, tutto procede bene e non c’è bisogno di aspettare gli esiti degli esami per rendersi conto che tutto va per il meglio. Il procedere nella gravidanza, fidandosi del proprio sentire, permette di maturare assieme, madre e figlio, fino al riconoscimento del momento giusto per separarsi.
Peggy Eskenazi