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Pranayama – Il respiro dello yogin – Un articolo di Peggy Eskenazi

By 28 Febbraio 2022Marzo 18th, 2023No Comments

Avvicinarci al tema del respiro crea subito un po’ di irrequietezza perché pensiamo di poterlo controllare razionalmente. Ma non è così.

Il respiro è automatico ed è bene che lo sia dato che il respiro è la nostra vita. Secondo lo studioso Massimo Bonomelli  “il respiro spontaneo è un processo neuro-muscolare che agisce secondo i propri automatismi, ma diviene psico-neuro-muscolare se si interviene controllandone le fasi. Questa è una delle ragioni per cui lo yoga ci invita a lavorare sul respiro.”

Quando la nostra mente è agitata , anche il nostro respiro lo è. Ma è certamente vero anche il contrario. Lo yoga ci invita in primo luogo a osservare questo processo neuro-muscolare per conoscerci meglio e sviluppare una propriocezione più sottile, meno interferente. Osservare da vicino il movimento respiratorio permette una migliore conoscenza di questa funzione fondamentale e ciò rende il flusso più stabile con un effetto rilevante sul nostra condizione interiore. Peraltro è più facile controllare il corpo che la mente e quindi l’invito è quello di usare il corpo nelle varie posture per raggiungere un  maggiore grado di  libertà posturale e psico-fisica.

Ma il respiro è questione delicata e con cautela dobbiamo prima conoscerlo, osservare e riconoscere il nostro ritmo naturale, come pure le pause, quei momenti fisiologici di sospensione che tendiamo a ignorare ma che lo yoga riconosce come momenti potenzialmente molto significativi . A partire da questa intimità, lo yoga sottolinea l’importanza dell’espansione e ritrazione del corpo per arrivare a un flusso respiratorio tranquillo e stabile.

Peggy Eskenazi