
Avvicinarci al tema del respiro crea subito un po’ di irrequietezza perché pensiamo di poterlo controllare razionalmente. Ma non è così.
Il respiro è automatico ed è bene che lo sia dato che il respiro è la nostra vita. Secondo lo studioso Massimo Bonomelli “il respiro spontaneo è un processo neuro-muscolare che agisce secondo i propri automatismi, ma diviene psico-neuro-muscolare se si interviene controllandone le fasi. Questa è una delle ragioni per cui lo yoga ci invita a lavorare sul respiro.”
Quando la nostra mente è agitata , anche il nostro respiro lo è. Ma è certamente vero anche il contrario. Lo yoga ci invita in primo luogo a osservare questo processo neuro-muscolare per conoscerci meglio e sviluppare una propriocezione più sottile, meno interferente. Osservare da vicino il movimento respiratorio permette una migliore conoscenza di questa funzione fondamentale e ciò rende il flusso più stabile con un effetto rilevante sul nostra condizione interiore. Peraltro è più facile controllare il corpo che la mente e quindi l’invito è quello di usare il corpo nelle varie posture per raggiungere un maggiore grado di libertà posturale e psico-fisica.
Ma il respiro è questione delicata e con cautela dobbiamo prima conoscerlo, osservare e riconoscere il nostro ritmo naturale, come pure le pause, quei momenti fisiologici di sospensione che tendiamo a ignorare ma che lo yoga riconosce come momenti potenzialmente molto significativi . A partire da questa intimità, lo yoga sottolinea l’importanza dell’espansione e ritrazione del corpo per arrivare a un flusso respiratorio tranquillo e stabile.
Peggy Eskenazi