
Vi segnalo con piacere una chicca letteraria di mezza estate.
Si tratta di un’autobiografia a guisa di taccuino, semplice, umile ma eccezionalmente ricca e affascinante. Un piccolo libro straordinario perché straordinaria fu la vita e il cuore dell’autore che si nutrì di granitica militanza anarchica, conoscenza del mondo e sapienza botanica.
Libereso Guglielmi crebbe tra le fasce di ulivi, i grandi, nobiliari giardini dell’estremo Ponente Ligure e la prossima costa francese: un lessico internazionale di frontiera. Ebbe come mentore il grande botanico Mario Calvino e condivise un’infanzia di giochi con uno dei suoi figli, Italo, che scelse poi la grande letteratura. Vide e subì il sacco cementizio del suo territorio, lo denuciò inascoltato e iniziò a viaggiare per raccontare la flora del mondo. Fece parte, senza vanto alcuno, di una élite (Calvino appunto, Biamonti, ma anche Ezra Pound per il Levante Ligure) che pianse per ogni albero tagliato, per ogni giardino sacrificato. Voci inascoltate allora, oggi celebrate. Affinché questo ultimo lembo di Italia, ritorni il luogo incantato che fu.
Un libro piccolo piccolo scritto da un’anima grande grande. Da leggere e da conservare: Libereso Guglielmi, Diario di un giardiniere anarchico – Storie di vita e appunti di agricoltura e giardinaggio, ed. Pentagora
Raffaella Citterio
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LA PREGHIERA DELL’ALBERO
Ti prego
lascia il mio ramo,
che cerca nell’arco del cielo
la sua libertà
lascia la mia radice spingersi
libera nel profondo del suolo
e gli amici insetti
che fecondino i miei fiori.
Ti prego
non avvelenare la mia corteccia
le mie foglie lucenti.
Non deturpare la mia bellezza,
offrimi il mio respiro
di LIBERTA’.
Ti sarò grato,
ti offrirò la gioia della mia fioritura
la bellezza dei miei frutti
il sottile profumo delle mie corolle.
Solo allora saremo
entrambi felici.
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