
- fare la spesa senza fretta e consapevolmente, leggendo sempre le etichette e scartando i prodotti con più di cinque ingredienti in lista (quasi impossibile trovare dei biscotti nella grande distribuzione che rispettino queste caratteristiche!)
- frequentare abitualmente il mercato rionale o, meglio ancora, le bancarelle dei produttori locali, privilegiando così la filiera corta, non solo per l’ortofrutta, ma anche per l’olio extravergine e per il miele
- informarsi sulla possibilità di aderire ad un GAS, Gruppo di Acquisto Solidale, o sulle consegne a domicilio di prodotti del territorio
- organizzare gite in cascina e nei consorzi agrari
- cucinare (!)
- consumare la maggior parte dei propri pasti in casa a partire dalla prima colazione
- stare alla larga dagli happy hour, dai cocktail, dagli apericena, dai buffet di qualsiasi tipo, dalle mense aziendali e scolastiche, dai menù degustazione, dai brunch, dagli all you can eat, dalle tavole calde, dagli autogrill, dallo street food, dai distributori automatici di snack e bevande
- evitare le tentazioni dei bar, delle pasticcerie e delle panetterie con i loro cappuccini, marocchini, succhi, caffè shakerati, briosche, cannoli, frolle e sfoglie unte e bisunte, pizzette e tramezzini di pane bianco
- bandire i prodotti light e dietetici (paradossalmente sono quelli con la lista ingredienti più lunga)
“E’ proprio la mancanza di prodotti di qualità a generare l’epidemia di malattie metaboliche propria di questo secolo. Molti studi sociologici dimostrano che il futuro del mondo, da sempre diviso in ricchi e poveri, si misurerà sulla base dell’accesso o meno al cibo di qualità” (Federico F. Ferrero – L’apericena non esiste, 2017)